Il progetto PRIME. Gli operatori del 3D stereoscopico si organizzano
Su questo sono quasi tutti d’accordo: il 2010 è l’anno in cui il cinema e la televisione salteranno nella terza dimensione. Blockbuster come Avatar di James Avatar, l’Era glaciale e L’Alba dei Dinosauri hanno portato miliardi ai box office di tutto il mondo. Ed ora è giunto il tempo dei film in 3D per il piccolo schermo. L’industria ha da tempo annunciato i primi modelli di televisori 3D che saranno pronti per la distribuzione dopo l’estate. Alcune partite della Coppa del Mondo di calcio sono già state riprese in 3D.
Sorge spontaneo il bisogno di conoscere i dettagli sugli accessori per il 3D al cinema e in tv, così come per la produzione e la post produzione di questo materiale. Quanto può costare, considerato il fatto che per l’ultimo capolavoro di Cameron ci sono voluti 250 milioni di dollari e quattro anni di lavoro? Come è possibile migliorare questi strumenti e renderli accessibili a tutto il settore? Occhiali 3D o senza?
Per affrontare questi problemi, gli esperti dell’industria cinematografica, del mondo accademico e della ricerca hanno unito le forze nel consorzio ”PRIME: Production and Projection- Techniques for Immersive Media”. Insieme stanno esplorando lo sviluppo di modelli di business e di tecniche per il cinema, per la televisione e per i videogiochi. I partner del progetto sono: KUK Filmproduktion GmbH, Loewe, Kinoton GmbH, DVS Digital Video Systems AG, Flying Eye, Film & Television Accademy di Potsdam HFF Konrad Wolff, l’Università di Duisburg-Essen, Fraunhofer Institute Integrated Circuits IIS a Erlangen e per Telecomunicazioni, Heinrich-Hertz-Institut HHI a Berlino. A finanziare il progetto il ministero federale tedesco per l’economia e la tecnologia.
La sfida del 3D è molto sofisticata. Dal momento che sono sempre necessarie due immagini per creare la rappresentazione spaziale di un oggetto. Per questa ragione sono necessarie almeno due telecamere per la fase dello shooting ed uno schermo in 3D per visualizzare le due immagini: una per l’occhio sinistro,
l’altra per il destro. La tecnica stereoscopica si è evoluta verso standard destinati all’home theater ad alta risoluzione. Questo processo richiede la massima precisione dalla troupe e nella post-produzione, perché in pratica un singolo film, deve essere prodotto per ciascun occhio. Nel montaggio e nell’elaborazione, entrambi i flussi devono essere trattati in sincronia assoluta. ”Il più leggero scostamento o la minima inclinazione della macchina diventa visibile sullo schermo e potrebbe anche causare effetti spiacevoli come la nausea” spiega Stephan Gick, responsabile del gruppo digital camera di IIS.
Per il cinema, la scena è ripresa con due telecamere sincronizzate MicroHDTV di IIS e posizionate in modo da simulare la distanza dell’occhio umano nel modo più realistico possibile. In questo processo una telecamera funge da master digitale e, con le stesse impostazioni, la seconda camera riprende la calibratura, il colore e la geometria. Soprattutto quando si tratta di trasmissioni 3D in diretta, la squadra deve essere in grado di contare su queste impostazioni.
Uno strumento utile per la registrazione e la trasmissione di tre dati dimensionali in tempo reale è STAN, uno stereoscopic analyzer che HHI ha sviluppato in collaborazione con KUK Filmproduktion. Questa combinazione di hardware e software registra e analizza le immagini stereo in modo che possano essere elaborate in tempo reale. Durante una ripresa, il circuito di feedback passa attraverso valori stabilizzati direttamente alla telecamera, in modo che gli errori o le impostazioni errate possano essere rilevate e corrette in tempo reale.
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Trackback 4 marzo 2010, 18:03